

Storia, leggende e curiosità sul mirto in Sardegna
Questo delicato liquore -immancabile in ogni casa della Sardegna- è il completamento ideale per un pranzo speciale in festa ed in buona compagnia. Le numerose ricette casalinghe sono spesso tramandate di generazione in generazione, ed ognuno aggiunge il suo piccolo ‘tocco o trucco’ personale. Nell’isola le bacche si raccolgono a fine autunno, poiché è questo il periodo in cui sono più mature, grosse e succulente. Particolarmente aromatico è il Mirto rosso Mario Pacini.
Il mirto sardo, pianta che profuma di storia e leggenda
Tra le piante aromatiche che popolano, profumano e colorano la macchia mediterranea, il mirto vanta una storia particolarmente affascinante. Il suo profumo inconfondibile è da secoli parte integrante della vita quotidiana degli abitanti della Sardegna; qui il Myrtus communis ha saputo ritagliarsi uno spazio davvero unico e diventare una vera e propria pianta-simbolo.
Il mirto -o mortella-, è una pianta spontanea del paesaggio mediterraneo, un arbusto sempreverde dalle ramificazioni fitte, con foglie lucide e coriacee di un bel verde brillante. Le ramificazioni più giovani hanno la corteccia rossiccia. In estate compaiono i candidi fiori, abbondanti e aromatici come tutte le parti della pianta, apprezzatissimi dalle api. Più avanti compaiono le bacche, di vario colore e dimensione. Sebbene il più conosciuto sia il mirto a bacca nera, esiste anche la varietà a bacca chiara. Esiste infatti anche il Mirto Bianco: così viene erroneamente chiamato il liquore ottenuto dalla macerazione di bacche bianche. In realtà il liquore in questo caso è ottenuto dall'infusione idroalcolica dei giovani germogli di mirto.
Le radici del liquore di mirto: tra natura selvaggia e tradizione antica
Quando è iniziata la produzione del liquore del mirto in Sardegna? I primi documenti che riportano questa procedura risalirebbero all'Ottocento, mentre prima la tradizione della preparazione si tramandava oralmente, senza vere e proprie ricette scritte: il liquore era ad uso e consumo della famiglia che lo produceva e faceva ‘a ogu’, cioè con le dosi ‘ad occhio’.
Oggi la situazione è ben diversa: il mirto è uno dei vanti gastronomici della Sardegna, usato in tantissime ricette e prodotto artigianalmente in casa ma anche da numerose aziende locali. Questo liquore rappresenta l’essenza dell’Ichnusa -Impronta-, nome antico con cui veniva designata la Sardegna, eccellenza e vanto dell’isola. La pianta di mirto conserva un’affascinante e suggestiva valenza simbolica, essendo portatrice di significati ancestrali legati alla tradizione leggendaria e millenaria della regione. L’origine di questo liquore è ancora avvolta dal mistero: la sua storia parrebbe intrecciarsi con quella delle scorribande dei banditi sardi che praticavano azioni di contrabbando in Corsica.
Il mirto nella storia: dalle civiltà antiche ai riti della Sardegna
Il mirto sardo - liquore dalle ottime proprietà digestive- è la prova della presenza ebraica in Sardegna sin dall’antichità. Questa la tesi di un interessante articolo apparso su un quotidiano locale firmato da Carlo Figari: “Il liquore della tradizione isolana si beveva in Israele nei tempi biblici, ma con l’esodo all’epoca di Mosè si era persa la capacità di produrlo. E neppure in seguito gli ebrei rimasti a vivere nelle terre di Gesù o ritornati dopo la Diaspora, soprattutto nell’ultimo dopoguerra, avevano ripreso l’antica produzione del liquore estratto dalla pianta del mirto, da millenni endemica in Palestina e nell’attuale Israele. Ora grazie alla riscoperta di un rabbino israeliano e di una ricercatrice cagliaritana, entrambi docenti presso l’università Cattolica di Parigi, rinasce quella tradizione e il mirto imbottigliato torna in Medio Oriente per essere commercializzato con una nuova e originale etichetta multilingue: Tresòrs de Tarsìs. Il mirto Hadhassiya (questo il nome del liquore scritto con un mix di caratteri ebraici e italiani incisi su un disegno stilizzato che raffigura una nave antica e la pianta) è il primo risultato di una società formata dai due studiosi insieme a due noti produttori di Muravera”.
Ecco perchè si menzionata la pianta di mirto negli antichi scritti egizi e arabi. Si narra infatti che gli antichi Egizi adornassero le città con ramoscelli di mirto durante le festività, attribuendo a questa pianta un potere apotropaico, ovvero in grado di allontanare disgrazie, sfortune e malanni.
Servito come digestivo alla fine dei pasti, accompagnato da dolci tipici sardi come le sebadas, le pardulas o agli amaretti, è immancabile in ogni cerimonia e festa locale, dove il brindisi con il mirto è un rito di buon augurio da condividere in allegra compagnia. Tra i migliori vi consigliamo di avere sempre a disposizione il Mirto rosso Zedda Piras.
Leggende e racconti sul mirto sardo: tra mito e realtà
- È radicata la valenza positiva e divina data sin dall’antichità alla pianta. Addirittura secondo il mito, Adamo portò con sé un rametto di mirto dopo la cacciata dal Paradiso terrestre, per preservarne un ricordo.
- Questa pianta è spesso citata anche in numerose poesie greche e romane, essendo sacra a queste due antiche culture. I soldati Romani erano soliti cingersi il capo con una corona di mirto quando dovevano partire per colonizzare nuovi territori, credendo che la pianta avrebbe donato loro più forza e vigore. Animati dalla stessa superstizione durante le Olimpiadi gli allenatori greci donavano ai loro atleti ramoscelli di mirto, per infondere loro potenza e fortuna.
- Secondo la mitologia greca e romana, la dea dell'amore e della bellezza era spesso raffigurata con una corona di mirto, simbolo di amore, purezza e gioia coniugale. Questa associazione deriva dal mito che narra di come Venere Afrodite per i Latini), emergendo dalle acque, si fosse avvolta in un mantello di rami di mirto. Il mirto è per questo la pianta sacra ad Afrodite: le sue grazie sarebbero infatti state protette dallo sguardo malintenzionato di un satiro. Per questo da tempi immemorabili il mirto è considerata pianta dell'amore, della fecondità e dell'eros, usata anche come rimedio afrodisiaco o per adornare i banchetti nuziali.
- Ancora in ambito mitologico i greci attribuivano la nascita della pianta alla sfortunata sorte di Myrsine, giovane fanciulla uccisa da un rivale geloso a causa di una sconfitta in una gara ginnica. La ragazza sarebbe stata trasformata dalla dea Atena in una pianta che avrebbe preso il suo nome: il mirto appunto.
Da dove nasce il liquore di mirto? Viaggio tra tradizione e sapienza
- Il liquore di mirto di Sardegna non è un semplice liquore, ma una vera e propria istituzione tra i prodotti tipici fatti in Sardegna, con una storia ricca di racconti misteriosi e aneddoti millenari.
- Pianta legata ad Afrodite ed al concetto di femminilità anche nella poesia: fu il poeta romano Ovidio a raccontare come dei ramoscelli di mirto avessero protetto le grazie di Afrodite mentre sorgeva dalle spume del mare. E sempre Afrodite aveva usato dei ramoscelli per cingere la testa di Paride dopo il giudizio del giovane nel Pomo della Discordia. Per la mitologia greca le bacche della pianta aumentavano sia il desiderio sessuale che la fertilità.
- Storicamente i primi a far macerare alcune materie prime per ottenere un prodotto alcolico -come i limoni per produrre limoncello, ad esempio- sono stati gli Egizi, i Romani e gli Arabi. Questo almeno fino al 1700, quando si sa per certo che i banditi di Gallura producevano il liquore. Ma come la pianta da Roma sia giunta nell’isola è ancora da chiarire. Pare comunque certo che da quel momento il mirto è diventato uno dei prodotti più amati, bevuti ed esportati dai sardi, con il suo sapore particolare e le straordinarie proprietà digestive.
- Il processo di invecchiamento dopo la sua lavorazione può durare anche un anno, perfino nelle produzioni industriali. A seconda del tempo di maturazione possono cambiare le caratteristiche organolettiche. Secondo gli esperti, il periodo migliore per la degustazione è compreso tra uno e due mesi dopo la preparazione, Su nostro sito la ricetta del liquore di mirto.
- La pianta di mirto è anche ricca di oli essenziali benefici per la salute: in virtù delle sue proprietà balsamiche, antinfiammatorie e astringenti ha conosciuto e conosce un vasto impiego in campo erboristico, farmaceutico e aroma-terapeutico. La sua capacità di lenire i disagi dell'apparato respiratorio e digerente lo rende molto usato nella preparazione di decotti naturali contro la bronchite.
- Il mirto - eccellenza tra liquori e distillati sardi - vanta inoltre un impiego fito-cosmetico che risale addirittura al Medioevo. Si tratta infatti dell'ingrediente fondamentale per la preparazione dell’Acqua degli Angeli, un'acqua aromatica ai fiori di mirto utilizzata per la cura delle pelli sensibili.
- Dal 1998 gli viene attribuita una denominazione specifica, ‘Mirto di Sardegna’, perché il Ministero delle Politiche Agricole lo ha riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale della regione, e viene prodotto seguendo dei protocolli e delle procedure, tutelato da un consorzio.
Il mirto in cucina
Ma il mirto è utilizzato anche in altri campi: alcune pasticcerie sarde infatti lo usano per l’aromatizzazione di alcuni dolci tipici, come i gueffus, deliziosi bocconcini di mandorla e zucchero.
La cucina isolana fa infatti ampio uso del mirto come condimento per aromatizzare le carni, specialmente la selvaggina (come nel caso della ricetta delle quaglie al mirto).
Uscendo dalla Sardegna tra le ricette più interessanti la mozzarella nella mortella, preparazione tipica del Cilento che utilizza usa le foglie di mirto per aromatizzare e conservare la mozzarella.
Curiosità
- Nell'Orto Botanico di Pisa è possibile ammirare un imponente esemplare di mirto piantato nel 1815. In suo onore è stata ribattezzata un'intera area dell'orto botanico nota come Orto del Mirto, ricca di piante officinali utilizzate a scopo terapeutico.
- Alcuni linguisti e lessicografi avrebbero individuato nel mirto l'origine della parola mortadella. La teoria è che il nome di questo saporito insaccato derivi dall'espressione latina ‘myrtatum farcimen’, che indicava un preparato di carni suine aromatizzato con bacche di mirto, usate per sostituire il pepe, spezia in antichità meno reperibile e più costosa.